|
|
June 02 Anatomopatologia di una società , i media non informano sui fatti ma "Informano i fatti" Il giorno del suo insediamento
il neo-eletto presidente della Camera,
L’on Gianfranco Fini, ha espresso un netto
giudizio di condanna del relativismo culturale definito come il pericolo
maggiore per lo stato liberale poiché : “«La libertà è minacciata quando in suo nome si teorizza
l'impossibilità di definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato». Il presidente è un uomo di
principi sani e di idee chiare, questo mi
fa piacere , anche se, dopo poche ore, commentando l’uccisione di Nicola
Tommasoli a Verona, ha goffamente cercato di sostenere che un atto del genere è
da considerare meno grave del gesto di
bruciare una bandiera come quella israeliana . Fini non è un relativista
culturale, ma probabilmente è diventato un relativista etico.
Cultura ed Etica a parte
l’Italia pare un paese relativista a prescindere, basta osservare come vengono "informati" i fatti di cui si scrive.
Nel caso di Verona non sono
stati in pochi a sostenere che quell’omicidio non doveva essere
strumentalizzato politicamente , ma considerato un episodio di violenza brutale
frutto di un malessere generale. Sarà così, ma io che sono relativista ho il sospetto che il
processo che porta una serie di luoghi comuni ad essere percepiti come senso
comune abbia molto a che fare con la politica , soprattutto se quel senso
comune si nutre di parole come: sicurezza, tradizione, identità, comunità e territorio. Anche perché questi argomenti
non sono affatto marginali, il dibattito
politico negli ultimi mesi ha trattato quasi solo questo, e poco altro. Chissà perchè gruppi di
neonazisti hanno maturato una visione etica dell’esistente che li porta a
massacrare di botte tutti i “diversi” : stranieri, capelloni, omosessuali, passanti con la maglia di una squadra di
calcio del sud, o vestiti come “Zecche”. Sono solo schegge impazzite,
si sa, con la tessera di Forza Nuova , ma impazzite, hanno sfilato insieme al
Sindaco Tosi, ma comunque delinquenti comuni, non è il caso di
strumentalizzarli! Oppure non fanno altro che
portare alle estreme conseguenze la fermentazione di idee e di parole d’ordine che sono
diffusissime e istituzionalizzate?
Giorni dopo giornali e blog di
destra hanno reagito con entusiasmo al fatto che grazie ad uno scoop di Carlo Bonini,
Repubblica ha scoperto l’identità del
capo della spedizione punitiva del Pigneto . Non si tratta di un fascista ,
ma al contrario di un “Militante di Sinistra” si fa per dire : Dario Chianelli,
con tanto di tatuaggio del Che sull’avambraccio , il quale ha poi ha raccontato
la sua “credibilissima” versione dei fatti, cioè che il tutto sarebbe
cominciato per un banale furto di un portafoglio, ad ulteriore dimostrazione che non si trattava
di un raid razzista, il “Compagno Chianelli” racconta pure che tra gli altri 10
aggressori che si trovavano lì per caso, e che poi si sono fatti prendere un
po’ la mano, c’era pure un nero. Ecco smentita per sempre
l’idea della destra razzista! Anzi pure
i compagni sono razzisti! Anzi no lo sono tutti! La versione ufficiale è che non lo è nessuno
ma il problema sicurezza lo sentono tutti, al Pigneto il “popolo” ha reagito
all’assenza dello stato. Nel paese in cui si reclama la certezza della pena Chianelli viene
subito rilasciato e torna nel suo quartiere da eroe , vezzeggiato dai media
viene trattato con simpatia , diventa una specie di icona popolare , dimostra
pure una capacità di stare in scena da
attore consumato. Pure lui è stato in carcere ,
ma ha un sistema di valori che rispetta, ad esempio non ha mai rubato nel suo
quartiere ! Amicizia valori e rispetto prima di tutto ! E’ capace di sfondare
una testa per una questione di traffico ma non tradirebbe mai gli amici perché
non è un infame . L’operazione simpatia
costruita attorno a Chianelli denuncia l’idea che del “popolo” hanno i media
italiani e parte della politica: un cialtrone, socialmente passivo , capace di
farsi cagare in testa da qualsiasi potente , ma di scatenare l’ira di Dio se
gli rubano il portafoglio. Chianelli è scaltro abbastanza
da saper sfruttare le usanze mediatiche , infatti afferma di aver sbagliato, ma
di essere esasperato per il degrado del suo quartiere, è uno dei tanti italiani
che non ce la fa più a sopportare tanto scempio, si aggrappa al senso comune e
ottiene una sostanziale assoluzione. Un precedente interessante, da ora in poi basterà dire di non poterne più
del degrado per giustificare qualsiasi gesto.
Ma poi il Pigneto non era un quartiere vivibile? E
soprattutto il portafoglio l’hanno più ritrovato? C’è stato chi ha paternalisticamente sostenuto che la storia
del Pigneto ha un che di pasoliniano nella natura dei personaggi , si ma
Pasolini è morto nel 75 ed essere pasoliniani nel 2008 è triste, è triste
pensare a trentatre anni passati invano. Roberto Arditti direttore editoriale de “Il tempo” quando la verità sul raid del
Pigneto non era stata ancora svelata commentava relativisticamente affermando
che non si può negare che ci sono stati dei fatti inquietanti negli ultimi
giorni a Roma, però la causa va
ricercata nella esasperazione della cittadinanza. Nei giorni successivi poi sullo stesso
giornale si scriveva che in realtà tutti sapevano che la storia
dell’aggressione razzista era una bufala, anzi loro l’avevano anche pubblicato. La realtà è, secondo “Il
Tempo”, che il popolo sa benissimo distinguere tra la verità dei fatti e le
strumentalizzazioni dei giornali. Pare incredibile ma è proprio
così, l’opinione pubblica non si fa infinocchiare dai media !
Nei giorni successivi al rogo
del campo nomadi di Ponticelli invece Umberto Bossi commentava sornione dicendo che quando il Popolo è stufo , non
sente ragioni e passa ai fatti. Si stenta a crederlo ma Umberto
Bossi è un ministro di una repubblica parlamentare. Secondo il giornale di Bossi a
Ponticelli a tirare le molotov contro gli zingari c’è il popolo vero , mentre a
Chiaiano a protestare contro la discarica dei sub-umani guidati dalla camorra e
dai no-global. Il popolo non si fa uccellare
dai media e sa distinguere una notizia falsa da una vera , però proprio nel
caso di Ponticelli qualcosa non torna, nel disinteresse generale si viene a
sapere dal gruppo Everyone che esiste
una ricostruzione diversa dei fatti. Il senso comune ormai dice che
“gli zingari rubano i bambini” anche se tutti gli ultimi casi clamorosi sono
stati smentiti , sembra poco credibile il caso recente di Catania ,
così come erano frutto di psicosi quello di Palermo e di Lecco , mentre
già nel 2005 la Reuters
aveva pubblicato uno studio interessante sulla formazione della psicosi degli
“Zingari rubabambini”. Per qualcuno è una psicosi, probabilmente per altri, più smaliziati , come
a Ponticelli e al Pigneto, l’occasione per avere da subito una scusa ufficiale
che li metta al riparo o comunque uno sfogo. In questi casi però la stampa
è meno accorta, piuttosto lascia correre, il mito degli “Zingari” che rubano
bambini alla fine si è sedimentato. E’ ormai un convenevole, un
costume sociale tra gente che non
avrebbe più nulla da condividere, il parlare delle “Nostre strade”, dei “Nostri
quartieri” , dei “Nostri figli”, del “Nostro futuro” sotto la minaccia dagli stranieri , con la stessa noia con cui
si parlerebbe dei tempi che cambiano e delle stagioni che non ci sono più. Magari ad una domanda diretta su come vedono il loro futuro, su come vorrebbero vivere le loro strade e i loro quartieri, non saprebbero neanche rispondere, però sanno bene dove sta il pericolo.
Quell’identità così poco
coltivata e così tanto piena di rancore, tanto che si prova soddisfazione a
sapere che qualcuno viene menato…per caso leggo su un blog di destra… “Non posso negare che abbia
provato una certa soddisfazione quando ho visto i poliziotti menare coi
manganelli i chiaianesi. Semplicemente perché gli abitanti di Chiaiano, come i
residenti in Val di Susa , e mille altri protestatari sono spinti da un egoismo
di bassa lega, addirittura un egoismo kondominiale.”
E queste sono parole che
ho sentito tante volte anche con le mie orecchie.
"L'uomo Nuovo" foto di Conchitavalleca
May 28 Piccolo saggio snob e sarcastico sui successi mediatici del Popolo Nerd .
Per i comitati elettorali dei maggiori partiti italiani, è
d’abitudine ormai, in occasione delle elezioni politiche più importanti, ingaggiare
degli esperti di comunicazione , prevalentemente americani, con la speranza di
rendere più accattivante la loro immagine e più convincenti le loro proposte
programmatiche . Il marketing politico , evoluzione della più comune
demagogia propagandistica, è stato applicato magistralmente da Silvio
Berlusconi nel 94 e poi negli anni successivi. Una comunicazione lucida e tempestiva , capace di operare un transfert tra la sua immagine pubblica e l’immaginario
collettivo. La comunicazione di Silvio B. è stata sempre o quasi
impeccabile , variando a volte i codici
linguistici e simbolici, ma rimanendo sempre
al passo coi tempi, ovvero dicendo le cose che l’elettorato voleva sentirsi
dire nel 94 e poi nel 2001, ed infine nel 2008,
ma soprattutto riuscendo a trarre motivi di forza anche da quegli
elementi che ad altri sarebbero stati rimproverati come sintomi di debolezza , ad esempio l’eterogeneità della sua coalizione o le
frequenti contraddizioni programmatiche. La strategia interclassista del PDL procede per accumulo ,
si rivolge contemporaneamente alle elites e alle classi economicamente più
agiate, ma anche a quelle più povere, promettendo vantaggi per tutti. Anche nella proposizione dei valori etici non viene percepita nessuna contraddizione tra
chi ad esempio ha come massima aspirazione nella vita quella di
“Briatorizzarsi” e chi invece ha un sistema di valori legato al cattolicesimo
conservatore di Bagnasco e della Cei.
In questo contesto persino Partito Democratico di Walter
Veltroni di recente formazione sentitosi in grave ritardo culturale , ha speso
molto in fatto di comunicazione, rompendo definitivamente con la decennale
tradizione fatta di militanza attiva e diffusione sul territorio, che è stata parte integrante della storia del
partito di cui ereditava la struttura. Visti i risultati possiamo
affermare in maniera abbastanza perentoria che la strategia comunicativa del PD
non è stata affatto lucida e tempestiva,
e non è soltanto per il verdolino scialbo sulle foto dei manifesti ….
Se qualcuno pensa ancora che l’immagine del candidato di
successo sia una specie di massimo comune denominatore, un compromesso tra
diversi valori positivi , e che possa ancora essere sufficiente presentarsi
come un composto di gentilezza, eleganza, o magari bellezza, cercando di
ripetere l’iconografia del Berlusconi prima maniera, che sfruttava la sua immagine
di vincente, e del conseguente desiderio di emulazione, non ha colto l’elemento
essenziale. L’Italia del 94 pensava ancora di avere un futuro, quella
del 2008 inconsciamente sa già di essere alla frutta.
La grande affermazione della Lega infatti dimostra come
anche con un percorso semanticamente opposto si può ottenere un enorme
consenso. Cosa te ne fai di un “Guru” della comunicazione se sei come
Matteo Salvini ? Matteo Salvini secondo me è uno dei più grandi talenti della
comunicazione politica attuale , come quasi tutti i leghisti i quali non fanno
assolutamente nulla per sembrare meglio di quello che sono , anzi , la loro
immagine è tutto l’opposto di quello che
un pubblicitario consiglierebbe. Quasi nessuno dei leader leghisti ha l’immagine del vincente, e nessuno fa lo sforzo di migliorarsi , hanno
tutti delle facce un po’ così…del resto si rivolgono al Profondo Nerd…
Domenica scorsa ho avuto la dimostrazione guardando un
programmino che va in onda su Raitre condotto da Camila Raznovich, “TaTaMi” . La puntata intitolata “Perché
chi è diverso da noi ci fa paura?” affrontava una tematica d’attualità
visti i recenti fatti legati alle comunità Rom in Italia. L’impostazione tendeva al politically correct, ma più che
gli argomenti erano interessanti le
qualità antropologiche degli ospiti principali , oltre che della conduttrice. Camila Raznovich è
una icona del radical chic, viene da MTV dove lavora dagli anni 90 (e di quegli
anni porta tutti segni esteriori), conduce il programma “Love Line” nel quale
affronta in maniera disivolta le tematiche sessuali. E’ raffinata , cosmopolita, di mentalità aperta, rappresenta
quel tipo di società da cui quelli come Matteo Salvini sono stati sempre
esclusi. Moni Ovadia ,
attore teatrale che vive a Milano , di origine bulgara, ebreo sefardita , ha dedicato la sua vita al
recupero e alla rappresentazione in chiave moderna e spesso ironica della
tradizione culturale ebraica , rappresenta una cultura “alta” e progressista, una volta molto radicata a Milano anche nell’alta borghesia, una cultura
che il partito di Matteo Salvini vede come l’origine del degrado e che si
propone di debellare. Alexian Santino Spinelli rom, è docente universitario e musicista, da anni impegnato
nella valorizzazione della musica e della cultura Romanì. Invece Matteo Salvini non si è ancora laureato e secondo me
difficilmente potrebbe pagare un biglietto per un concerto dove suona uno “zingaro”. Matteo Salvini , Leader
dei giovani leghisti, segretario provinciale del partito , parlamentare europeo
, fondamentalmente esponente del Profondo Nerd .
La televisione con i suoi meccanismi di scena è il luogo in
cui il Nerd può operare la sua rivincita , può annullare le differenze che in
altri contesti l’avrebbero marginalizzato. I ragionamenti alti di Moni Ovadia, con i suoi riferimenti
alla storia delle discriminazioni, ai pogrom, alle contraddizioni e alle cattive
coscienze dei popoli, e il suo
riferimento al cristianesimo delle origini come motivo ispiratore di una
apertura ai “reietti della società”, s’infrangono miseramente già durante le inquadrature di Salvini con l’aria scazzata,
seduto scomposto, insofferente, che
scuote la testa e che alla fine commenta “ Si.. si… questi sono i discorsi che
fanno quelli che stanno comodi e si possono permettere una vacanza in villa a Miami….vai a Quarto Oggiaro
a parlare di ste cose….!” (in effetti Ovadia si collegava da Miami e appariva
sullo sfondo di una spiaggia con le palme). Il Nerd ormai non ha nessun timore reverenziale.
La battuta di Salvini in realtà è meno miserabile
(Argomentum ad Hominem) di quello che
potrebbe sembrare e soprattutto meno spontanea, anche perché in maniera indiretta scredita
Ovadia non tanto perché è ricco (o presunto tale) ma come rappresentante di quella elite
culturale che per anni ha cercato di sensibilizzare le coscienze piccolo
borghesi e popolari verso mali del terzo mondo , magari generando dei sensi di colpa, mentre ora il Nerd è ormai
convinto di avere il terzo mondo dietro l’angolo di casa, o nel caso peggiore,
di essere lui stesso, ormai, avviato verso un processo che non lo farà più
essere cittadino del primo. Tutta colpa di quelli come Ovadia che per anni hanno
distolto l’attenzione dai veri problemi, ecco finalmente smascherata la
sinistra fighetta e parassita. Per quanto riguarda il cristianesimo poi , è un paradigma
facile da affrontare, lui da piccolo a Natale ha sempre cantato “Tu scendi
dalle stelle!” , fatto l’albero, e mangiato il panettone, e nessuno deve
rompere le palle!
Alexian Santino Spinelli invece, vista la sua ricerca personale in campo culturale, ha cercato di spiegare come i
popoli migranti Romanì hanno lasciato
segni importanti nelle culture di tutta
l’Europa, nella lingua, nel costume, e soprattutto nella musica, addirittura molti
grandi compositori, dice, sono stati
influenzati dal modo di comporre del suo popolo. A questo punto Salvini
comincia a roteare gli occhi bovini in maniera incontrollata e gongola per l’assist involontario di
Spinelli, perché davanti alla percezione del Rom che spaccia e ruba i bambini,
che è ormai opinione comune e condivisa, soprattutto nel contesto televisivo,
il pensiero di ricercare radici Romanì nelle melodie di alcune composizioni
famose diventa ridicolo. “Si ….si….va bene…ma quando la zingarella ti ciula il
portafoglio alla stazione centrale di Milano, io non vedo un talento della
musica!!” agli occhi dello spettatore
Nerd la figura di Spinelli ne esce completamente annichilita. Salvini è un eroe.
Come si fa, in un
contesto del genere a contrapporre alla paura del diverso , al senso comune del
popolo Nerd degli argomenti raffinati e
degni di un contesto accademico? L’applauso fragoroso del pubblico alle battute di Salvini
alle orecchie del Nerd ha il sapore di
una vera liberazione.Liberati soprattutto da quel senso di colpa che i fighetti come Ovadia,Raznovich e Spinelli, a volte gli hanno fatto provare. Come si può credere di convincere qualcuno sulle origini recondite
della propria cultura a chi l’ha smarrita ormai da tempo?
Del resto il Nerd un'idea di rapporto tra culture l’avrebbe pure. Una volta cacciati via
gli stranieri dai quartieri ci sarà sempre motivo di acculturarsi ed aprirsi
all’altro, ci sarà sempre un negro da vestire in costume per una promozione in
un centro commerciale, una orchestra latino-americana da invitare in una sagra
paesana , le ballerine brasiliane in discoteca , i rapporti interculturali non
saranno certo impediti finchè si potrà andare in villaggio vacanza a Sharm el
Sheik, e farsi quattro foto con un arabo
in posa col cammello, mentre il Nerd affitta un quad per farsi un giretto fra
le dune con la ragazza. La cultura per il Nerd ormai è una questione Low Cost. Il negro è ben accetto se può distrarlo, se può farlo
divertire, l’importante che nel quotidiano non si faccia vedere in giro e non
accampi inutili pretese, il Nerd non vuole pensare al fatto che magari il
figlio dell’immigrato tra qualche anno sarà più competitivo del suo e che
magari i ruoli sociali si potrebbero invertire , oppure che il figlio
dell’immigrato avrà la possibilità di emigrare ancora e di cercarsi un posto
migliore , lontano, si perché il quartiere del nerd non è certo quel paradiso
che tutti desiderano , e invece il figlio del Nerd rimarrà ad intossicarsi , a
lui che si è trastullato coi divertimenti low cost più facilmente verranno
sbattute le porte in faccia.
May 12 Saggio velleitario e
sarcastico sull’esito elettorale e sulla mutazione antropologica del Profondo
Nord
Nelle ultime settimane mi sono
dedicata ad una lettura piuttosto
approfondita degli articoli riguardanti l’analisi del voto di aprile con
particolare riferimento alle questione del “Profondo Nord” , al perché c’è stata
una così netta affermazione dei partiti di destra e della lega con le loro pulsioni…diciamo…così poco
indulgenti con il politicamente corretto , ma soprattutto con le sue istanze di
modernizzazione.
Nonostante l’impegno, la diligenza, e una mente volontariamente “sgombra di
pregiudizi”, non è ancora tutto chiaro, faccio fatica a comprendere come non ci
sia stata nessuna obiezione sul fatto
che gli stessi commentatori illustri che nella primavera del 2006 avevano decretato
la fine del berlusconismo in quanto espressione di una classe dirigente
sorpassata, dilettantesca e moralmente discutibile, a distanza di appena due
anni abbiano nuovamente ribaltato il giudizio rispetto all’esecutivo del
Berlusconi IV che si ripresenta sostanzialmente immutato.
Ma forse questo è solo un
problema che riguarda il giornalismo e andrebbe trattato a parte.
Dobbiamo affidarci dunque al
“Profondo Nord” e soprattutto sverniciarlo dei suoi aspetti più folckloristici ,
consapevoli del fatto che la politica ,
soprattutto in campagna elettorale, indulge un po’ verso lo spettacolo.
Non bisogna prendere tutto
alla lettera , ma avere uno spirito meno illuminista e più barocco insomma.
E che diamine non avevate
capito?
A questo punto però mi torna
in mente quanto alla lettera invece siano state prese le parole di altri
esponenti politici tipo Caruso e Ferrando (per dirne due che le sparano grosse
e che sono stati linciati mediaticamente) e non è che tornano tutti i conti
ripensando ad esempio a Calderoli che torna a fare il ministro dopo la “Campagna di Libia”.
Mi tranquillizzano alla fine
le parole di amici e parenti che vivono al Nord i quali mi rassicurano del
fatto che nelle loro città avere una giunta leghista non è proprio come se ci
fossero degli incappucciati del KKK seduti in consiglio comunale, oppure Hitler al comando dei vigili urbani, bisogna
pensarla diversamente e dimenticare certe distorsioni giornalistiche e di
propaganda.
Io ascolto ma rimango ancora
tendenzialmente ancorata alla mia immagine pregiudiziale che riscrive il
Profondo Nord in Profondo Nerd.
Profondo Nerd : è la
condizione dei perdenti , di coloro che si sentono socialmente tali e che non
coinvolge soltanto chi ha la percezione di essere povero o di stare per
diventarlo , ma di una intera società che percepisce come la propria parabola sia
arrivata alla fine.
Esattamente come a Firenze. Lo sviluppo, quella lunga
rincorsa verso il benessere, il bengodi
che più o meno tutti hanno ottenuto, non ha più nulla da offrire , c’è rimasto
da difendere qualcosa finchè si può. Secondo me i popoli hanno una
saggezza inconscia, una percezione
istintiva dei mutamenti e del loro destino molto più rapida ed efficace di qualsiasi analisi sociopolitica (soprattutto quelle del Corsera) . Saggezza o
istinto che però non sfocia in vera intelligenza. Abitanti del P.N. sono anche quelli con la villetta e il Suv
quelli che ancora recitano la parodia dei vincenti , ma che hanno il
presentimento di come in un tempo rapidissimo possono essere spazzati via senza
tanti complimenti da un sistema che loro stessi hanno sfruttato ed hanno
contribuito a creare con le sue regole spietate e le sue fragilità. Quel sistema che più che
fabbricare profitti ultimamente fabbrica
perdenti La lega se ne guarda bene di
promettere un futuro ai suoi sostenitori , in effetti l’operaio che vota lega
riceve per caso in cambio una promessa
di riscatto sociale? E’ molto più redditizio
politicamente diffondere paure , costruire etnie mai esistite ,
tradizioni popolari celtiche , e soprattutto prendersela con gli stranieri ,
solo così il prototipo umano del P.N. riesce a scantonare per un po’ come fosse uno studente di provincia
(magari di Perugia) . Solo così ci si può illudere
di essere diversi da quello che si è , solo così si può nascondere la propria pochezza
e rivestirla di un’epica raffazzonata.
|  | |  |
April 28
Piccolo saggio sarcastico e assolutamente velleitario
sulla definizione dello specifico artistico
Non ci può essere reazione più stupida, si dice , dell’ esclamare davanti
ad un’opera concettuale “Questo lo potevo fare anch’io!” così come non basta
avere davanti a sé Dora Maar per dipingere un Picasso o Lisa Gherardini che posa per noi per fare la Gioconda. Non ci si può illudere di
cacare in un barattolo per eguagliare Piero Manzoni in “Merda d’artista” o
rovesciare un orinatoio per mettersi al livello di Duchamp. Pacificate l’anima artisti mancati,
anche perché queste idee loro le hanno
partorite quando voi non ci pensavate affatto! L’arte che conta esige un certo livello di elevazione sia per
essere prodotta che per essere compresa. L’arte richiede , conoscenza,
tecnica, abnegazione e talento.
Territorial pissing: l’opera d’arte è la cartina di tornasole che evidenzia le differenze
antropologiche tra gli umani contemporanei , differenze culturali, sociali, di
sensibilità. Il T.P. è l’attegiamento che
consente di dimostrare che “Non tutti hanno gli strumenti per…” anche se
ultimamente frequentando luoghi eletti come l’Artefiera di Bologna, Roma e Milano , ho capito che per fare chiarezza e quantificare le differenze, il sistema dell’arte si affida ad un metodo a
prova di fraintendimenti, il censo e la
disponibilità a spendere.
Solo l’esclusività permette a Sotheby’s di quotare una libreria
di Godley e Schwan 101.000 € , uno stipo di Garouste e Bonetti 54.000 € e per mantenersi sul modernariato
una Lampada di Gaetano pesce 127.000 € , mentre un armadietto di medicinali di
Damien Hirst è arrivato a 14 milioni Per cui il “non tutti hanno
gli strumenti per” andrebbe ricollocato nel “Solo alcuni hanno tanti soldi da ...”
La sensazione di contatto con
una speciale categoria antropologica cioè coloro che sono rassicurati nel loro
essere all’interno dei confini del T.P. si è trasformata nella sgradevole percezione
dell’esibizione della propria esclusività sociale. Come ogni banchetto di corte che
si rispetti ogni Fiera dell’Arte ospita una percentuale di pubblico che è in
grado di apprezzare la “concettosità” delle opere esposte , ma è comunque
escluso dalla prospettiva del loro possesso (ad esempio studenti, insegnanti
della scuola pubblica…) In parole povere chi possiede
il codice intepretativo ma non la disponibilità economica è comunque escluso
dagli angusti spazi del T.P. Per dimostrare l’importanza
del codice interpretativo occorre affidarsi
ad un metodo d’analisi scientifico la “Prova cassonetto” per la quale ci
vengono in soccorso alcuni fatti di cronaca più o meno recente.
Il metodo della prova cassonetto: ponete un’opera concettuale priva di cornice e piedistallo, e del consueto circondario di esperti e
addetti ai lavori , accanto ad un
cassonetto, poi osservate il passaggio di un operatore ecologico intento al suo
lavoro di pulitura dell’ambiente in cui si trova .
Episodio 1: la
“Porta bivalente” di Marcel Duchamp , una porta normale
riconvertita in ready made , giaceva in una stanza in attesa di essere esposta
alla biennale di Venezia del 1978 , quando un imbianchino passò e decise di
dargli una mano di vernice fresca , non dopo un po’ di stucco e una passata di cartavetrata. Il gesto invece di accrescere
il valore dell’opera costò alla biennale
ben 133 milioni di allora. Episodio 2 ;
nel 1980 un’opera del padre dell’arte concettuale tedesca Joseph Beuys (una
toilette usata e sporca) fu pulita da un addetto che la riteneva non decorosa . Episodio 3:
L’intera mostra di Leo Smith alla
Hammersmith Town hall è stata completamente buttata nella spazzatura da alcuni addetti
(guastatori di una impresa di traslochi che per un disguido arrivarono
con tre giorni d’anticipo) credendo si trattasse di spazzatura . Episodio 4: il 30 giugno 2004 alla Tate Britain un’opera di Gustav Metzger è
stata buttata da una addetta alle
pulizie. I responsabili della galleria poi si sono
gettati all’inseguimento del sacchetto ritrovandolo in una discarica (l’opera
contestava la concezione del bello comunemente inteso presentandosi come un
sacchetto d’immondizia) ormai priva del suo contenuto e dunque svuotata del suo
valore compositivo ed artistico-in quel caso nessun restauratore avrebbe mai
potuto restituire l’opera al suo aspetto originario- la creazione di
Metzger è stata considerata
irrimediabilmente perduta. Pecunia non olet Il metodo scientifico della
prova cassonetto dimostra come l’impreparazione culturale di massa renda
impossibile ai soggetti appartenenti alle classi sociali escluse dai confini
T.P. di comprendere ed apprezzare il linguaggio alto dell’arte concettuale. In parole povere la
lavoratrice sottopagata della Tate Britain non può riconoscere l’imprimatur
autoriale del sacchetto di plastica di Metzger e neanche sentirsi in sintonia con l’elevato
tasso di criticità sociale e di contestazione simbolica di cui è portatore di significato ogni suo particolare
. Così come il comune
osservatore “plebeo” alla visione della “Merda d’Artista” di Manzoni (vera o
presunta che sia) non può che reagire in maniera volgare e scontata. Il divario culturale tra
artista concettuale e pubblico di bassa condizione costituisce un muro
invalicabile che rende impossibile ogni tentativo di condivisione di un
qualsivoglia codice interpretativo. L’unico codice che soggetti sociali distinti (Artista Vs
Osservatore escluso dal T.P. Oppure Collezionista Vs Operatore Ecologico)
possono condividere è quello del denaro. Infatti l’uomo comune dalla
sua prospettiva dal basso si pone delle domande “concettuali” basate su principi economici.
1) Perché l’ingresso all’Arte
Fiera costa 18 euro mentre per entrare in discarica non si paga il biglietto? 2) Perché il cittadino deve
pagare una tassa comunale per i rifiuti mentre l’artista viene retribuito se
lascia i suoi in uno spazio espositivo?
Anche l’unico codice condiviso
però esclude il soggetto “plebeo” dall’ingresso nel T.P. Possiamo affermare dunque
che, la vera epifania dell’arte , l’atto
che sancisce ufficialmente l’artisticità di un qualsiasi manufatto è il suo
pagamento , il momento sacro in cui qualcuno è disposto a spendere una somma
più o meno elevata per il suo possesso , al di fuori di questo non vi è arte e
neanche il suo godimento.A tutti coloro che stanno al margine del banchetto non rimane che
annusare l’odore delle cucine ed attendere che qualche signore benevolo lanci un avanzo d’osso, come la tradizione medievale ricorda
April 25
Non fare di me un idolo, mi
brucerò.
Trasformami in megafono, m’incepperò..
Questo post mi dispiace un po’
scriverlo , perché Giovanni Lindo Ferretti è un personaggio che ho stimato. I suoi dischi, “Ko de mondo” più di tutti, ascoltati e riascoltati mille volte, me li
fece conoscere un mio fidanzato ai tempi
del liceo , quando ormai i CSI non c’erano più e i PGR erano qualcosa
d’inascoltabile. I CCCP/CSI erano esemplari
nell’essere quel tipo di band che si può o detestare o amare quasi ai limiti
dell’idolatria , e infatti molti miei amici , musicanti e non, li veneravano. Punk assolutamente non
allineati , duri ma non puri , molto snob , a differenza di tanti altri che
partendo da ambienti simili e rivestiti d’ideologia , erano grezzi e basta. GLF era qualcosa di più, il
suo approccio alla parola mi piaceva tantissimo , ogni parola un peso specifico
, un saper vedere oltre. Io ho passato un lungo periodo
facendo casino , scappavo di casa ogni
tanto per seguire il “Mi ganzo” e i suoi
amici quando suonavano , non ero molto punk nel vestire , ma aggiungevo
accessori Punk-filosovietici al mio vestiario. Sollecitavo il mondo , cercando tutto il possibile per poter vedere oltre , a volte provocavo, tiravo la corda fino al limite per vedere la consistenza delle cose e delle persone che mi stavano intorno.
Se penso a tanti episodi di
quel periodo e se li penso in musica spesso mi viene in mente qualche pezzo dei
CSI.
Non mi è mai troppo
interessato sapere della vita degli artisti , soprattutto i musicanti , ho sempre creduto che fosse saggio non interessarsi troppo alla
vita una volta conosciuta l’opera , e ora ne sono ancora più convinta. Di GLF ho seguito
distrattamente la sua parabola , con alcuni episodi che fanno veramente tristezza, l'incomprensibile lettera al Foglio, l’appoggio
alla lista di Giuliano Ferrara , l’intervista da figliol prodigo a sulla via di
Damasco , le parole spese in sostegno delle guerre e la sua ammirazione per la
cultura Teocon americana . Niente insulti però , nessuna
sindrome da “innamorata tradita” cambiare idee, mutare completamente la visione
delle cose e un diritto di tutti. La sua vicenda è un monito, però...però...però Però per me GLF da oggi in poi
è soltanto l’ultimo dei Cosmonauti Russi dispersi in orbita …
http://www.lostcosmonauts.com/
April 17
Preambolo Lisetta Carmi comincia a
fotografare all’inizio degli anni 60 dopo una breve carriera da musicista ,
inizialmente con reportages socialmente impegnati sulle varie realtà di Genova. Poi nei carrugi incontra
casualmente la realtà dei travestiti , un quartiere nascosto al resto della
città, un quartiere che si poteva incontrare all’improvviso attraversandone la
realtà stratificata.
Prime domande Le foto di Lisetta Carmi mi
sono piaciute fin da subito, ma non
sarei stata capace di dire al primo sguardo il perché. All’inizio un po’ perplessa
per l’esibizione dei corpi, per quegli interni da famigliola piccolo borghese anni 60 , per le parrucche e le messe in piega stile “Signorine
Buonasera” . Poi intenerita dagli oggetti
di cattivo gusto , i rosari e le madonnine . L’apparente innocenza di quell’atmosfera un po’ antica e
ingenua . Ma di più curiosa per qualcosa
che non riuscivo a decifrare che sembrava parlare ed andare oltre alla semplice
immagine fotografica.
Il confine La Genova dei travestiti era una città nella città piena di vitalità e di passioni vissute in interni
chiusi , ma lo stesso conosciuta e frequentata . Una città nella città in cui la vita e la libertà di
essere andavano strappate ,
conquistate a caro prezzo, “ C’era molta repressione , tanta , tantissima .
Oggi neanche se lo immaginano quello che abbiamo passato . Pensano che un bel
giorno ci siamo vestiti da donna per divertirci , non sanno che per avere fatto
questo , lo abbiamo pagato veramente caro!” (“Tra le rose e le viole. La storia
e le storie di transessuali e travestiti “ Manifestolibri 2002)
La maschera La maschera del travestitismo
doveva la sua condanna al fatto di gettare in faccia ai “normali” l’assurdità e la mostruosità del
generale travestitismo della società. La società già avvezza a
pagare in privato per quello che condannava in pubblico, non amava che si
denunciassero la tragicommedia delle divise mostruose da maschio e da donna,
diceva Mario Mieli, che amava moltissimo le foto della Carmi.
La Terapia Lisetta Carmi frequentò quei
luoghi per anni , costruendo delle relazioni
che andavano oltre al semplice rapporto tra il
fotografo e i suoi soggetti . All’epoca Lisetta rifiutava il
suo ruolo femminile , i valori della sua educazione borghese , il matrimonio ,
la famiglia , la riduzione della complessità umana a norma vincolante , la
conoscenza dei travestiti fu come una terapia per lei , una pacificazione con
le sue contraddizioni , comprese come le sue scelte
anticonformiste non erano il rifiuto
della sua femminilità biologica e affettiva , ma del ruolo sociale della donna
nell’Italia di allora .
L’attuale La storia di queste fotografie
e del libro che fu pubblicato in seguito , poi ritirato dal mercato , non “ha
dell’incredibile” come si potrebbe pensare e scrivere istintivamente ,
superficialmente , ma è anzi così tipica e nel
fondo ancora attuale. La società del tempo
pubblicamente condannava e relegava quello che privatamente andava ricercando ,
quello che non riusciva ad esorcizzare. Una società che metodicamente
nascondeva la polvere sotto al tappeto , esattamente come quella di oggi . Gli stessi quartieri ora sono
oggetto di “questioni di ordine pubblico” di ordinanze speciali,
videosorveglianze , tolleranza zero. Ma il cane continua a mordersi
la coda. Se maschere e parrucche
riportano ad anni lontani , l’ipocrisia generale riconduce all’oggi.
Il libro Raccolte e selezionate le foto furono pubblicate in un libro della
casa editrice Essedì , boicottato dai librai , fu censurato e destinato al
macero , furono salvate alcune copie dalla scrittrice Barbara Alberti
ed attualmente ha un valore molto alto presso i collezionisti . Alcune immagini furono poi
pubblicate a puntate su riviste come “L’erba voglio” negli anni 70. Le foto dei travestiti di
Lisetta Carmi continuano a girare per l’Italia , è raro incontrarle , ma utile.
Il silenzio "Per strade diverse, io ho
imparato dal femminismo che è solo partendo dalla storia personale che si
possono capire gli altri. La gente confonde generalmente la solitudine con
l’isolamento, con la perdita di ogni interesse. Io la considero, al contrario,
un privilegio, a volte anche doloroso. Da un certo punto in avanti, ho sentito
proprio il piacere di un intrattenimento tra sé e sé, pieno delle voci, dei
volti e di tutte le storie di cui siamo fatti…se uno non analizza la propria
interiorità, se non vive intensamente la propria vita, non può capire gli
altri. Qui, attorno a me, c’è tutto : isolamento e partecipazione totale
al mondo. In un mio scritto leggo : amava il silenzio, perché parlare
disperde "(l.C.)
February 15
Nessuno di loro sa cos'è quel dolore , nessuno può provarlo
e portarselo appresso anche anni dopo , per tutta la vita . Eppure ne parlano e un pezzo alla volta acquistano sempre
più potere di decidere. Non mi piacciono e non mi fiderò mai di coloro che pontificano su argomenti di cui non
possono soffrire in prima persona le conseguenze , si tratti di guerra,
di vita o di morte. La partenogenesi a loro non appartiene , per natura, meno
che mai a uomini in gonna e con lo zucchetto in testa, loro sono
deresponsabilizzati rispetto alla vita, non hanno capacità di parlare di
cose di cui per scelta hanno rinunciato. Sarebbe ora di mettere un po' d'ordine in questa società , e
dare diritto e precedenza nel parlare di
vita a chi la vita la porta con se e la crea , non chi la rappresenta in
astratto. I pensieri e i valori che regolano le questioni della vita e
della morte dovrebbero essere fatti di carne e di sangue, non di geometrie , di
assiomi e tradizioni bibliche . Ma io non li credo neanche sinceri , questa religione è un
pensiero astratto, freddo, geometrico, disumano infine, se portato alle estreme conseguenze. Io l’ho escluso dalla mia vita , ma mi rendo conto che non è
facile liberarsene del tutto . In realtà ciò che si
vuole conservare del senso del sacro , non è un pensiero che vola alto, non è
nulla di religioso , ma è un’espressione di dominio . Un pensiero violento , che nasce da un’idea astratta di vita
e di morte come un “vincolo invalicabile”, inammissibile per gli uomini e le donne sarebbe
poterlo varcare ed affrontarlo con la propria responsabilità individuale. Spaventa l’idea di una società fatta di corpi veramente
liberi, capaci con la loro libertà di riscrivere le regole del vivere
collettivo, di ricostruire le strutture della società , una società , più
giusta, più sana e soprattutto meno alienata E’ questo più di tutto che i tutori della vita ad oltranza temono, hanno paura di uomini e donne
non più atterriti dall’idea della morte . Una morte intesa, finalmente,
come un tutt’uno inscindibile con la
vita stessa , non una punizione, una condanna, ma come qualcosa di profondamente
naturale.
Consiglio a Tutti di leggere l’articolo di Enzo Mazzi
pubblicato sul manifesto del 14/02/2008
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Febbraio-2008/art5.html
Naturalmente il fatto che ha generato queste riflessioni è
stato questo e questo
January 31 Ma non vorrebbe stare qua.
Tra l'altro lo pagano una miseria
" Era meglio fare l'idraulico... a quest'ora mi sarei già comprato la BMW come minimo, e una casa!"
"E invece qua in questo posto di merda e non si sa neanche se mi pagano!?"
"Che schifo Erba , che tristezza , si capisce perchè ogni tanto escono fuori di testa come quei due!"
"Sti due stronzi buttateli in un pozzo e non pensateci più!"
"Bisognerebbe metterci una pietra tombale su sta storia e invece bisogna sezionare con il bisturi!"
"Però quella avvocatessa....mica male !"
Se non avessi fatto il giornalista a quest'ora sarei già sposato con Giulia...e invece Giulia se n'è andata!"
"Merda!"
"Se avessi preso il negozio di Papà! invece scienze politiche ....mavvaffanc..!
"Come parla bene , oltre che carina è anche intelligente !"
"che occhi ....che capelli da accarezzare...io e lei da soli...ma quando mai !? "
" luisa Bordeaux ...ma sarà francese? oui mon amour ...t'immagini ? ancora un sorso di Borgogna amore? deliziosa la Tartiflette non trovi ? "
"Ah però appena laureata nello studio di Corso Bovio...una predestinata! a me non mi avrebbe mai considerato !"
"Se potessi ti prenderei per mano e all'orecchio ti direi....!"
"Al ristorante ...see al ristorante e chi se lo può permettere ormai..?"
"Che occhietti e che pelle....hai un visetto che merita ....amore mio !"
Drinnnn Drinnnn "Cazz..il..cellulare" "Ehhh scusate ho lasciato la
suoneria ...perdonate!...ecco un'altra figura di merda mabafancul...!"
"Che palle questi di Libero...che maniaci!"
"Si si ...il pezzo è pronto ora lo invio !"
"E' già on-line? ma dai ? ma quale? cosa? ma no ! quello era uno scherzo! si si quello della avvocatessa carina ...
una cazzata mica l'avrete preso sul serio !? ma dai... ma non ci posso credere ...miii che figura!!!!" http://canali.libero.it/affaritaliani/erbaluisabordeauxMI31012008.html January 17
E’ una mostra che parla di
AIDS , ma non ci sono corpi sofferenti
e immagini scioccanti , non bisogna inorridire e turbarsi , ma pensare e
ricevere delle informazioni. E una galleria di
ritratti di abitanti delle township di
Cape Town , città tristemente conosciuta
per il suo degrado , scatti tutti bellissimi , per le espressioni ,
per i sorrisi e la loro vitalità . Silvia Amodio l’autrice è una
giornalista e fotografa che da anni lavora con i progetti internazionali di
varie associazioni , esperta di Africa ha collaborato con la scrittrice
Sindiwie Magona nell’abito di un progetto sponsorizzato dall’Azienda Sanitaria
di Firenze. La tecnica utilizzata per
questa galleria di ritratti è semplice e tradizionale , ricorda un po’ la
fotografia etnografica dell’ottocento , i soggetti sono ripresi frontalmente
con un semplice pannello bianco come sfondo , un bianco e nero molto rigoroso e
luminoso reso più profondo dall’uso del medio formato che esalta la materia dei
pochi elementi, come un lembo di
vestito, un cappello o un’acconciatura , che servono ad identificare la condizione sociale dei
soggetti. Silvia Amodio non ama le
fotografie rubate e per questo ha scelto l’approccio tradizionale del ritratto
dovendosi conquistare la fiducia delle persone che incontrava , inizialmente
senza chiedere l’appoggio di associazioni o di organismi ufficiali , ma
entrando nel contesto di Cape Town cercando di viverci il tempo necessario per
assorbirne i ritmi e le abitudini . Molto importante è stata la
frequentazione delle chiese che in questo contesto svolgono un ruolo di
primaria importanza per quanto riguarda l'assistenza. I volti sono “positivi” nel
senso che alcuni sono portatori del virus e altri no, ma non c’è mai
nessuna didascalia che ne specifica la condizione di sano o malato , c’è solo
una incredibile vitalità negli sguardi e un profondo senso di dignità , il
dramma c’è ma è quel rovescio dell’immagine che non si può vedere , ci si può
solo arrivare con uno sforzo ulteriore di conoscenza e di sensibilità personale
, il grande rispetto e la delicatezza della Amodio si rivolge immutato sia verso chi è ritratto che verso il pubblico della mostra.
L’immagine e il senso della
vita ne vengono amplificati.
Eppure i dati e le cronache
parlano chiaro e descrivono la realtà della diffusione dell’Aids in Africa dove
vive il 40% dei sieropositivi del mondo, e dove solo 100.000 su 1.5 milioni di
persone ricevono le cure necessarie ai malati conclamati , i morti giornalieri
sono 1000 in
media . Ma nonostante questa realtà la
politica locale oltre a negare a livello centrale la drammaticità della
situazione esprime dei personaggi come l’ex vicepresidente del Sudafrica Jacob
Zuma che ha dichiarato che una semplice doccia può scongiurare il contagio ,
mentre un ministro della Sanità Manto
Tshabalala-Msimang consigliava l’utilizzo di
medicine tradizionali a base di erbe. Il Sud-Africa è una delle
nazioni più colpite dal contagio ma non ha un programma speciale per la cura e
la prevenzione e neanche per contrastare il degrado culturale e sociale di
molti sobborghi nei quali la malattia si diffonde . Nelle Township del paese gli uomini rifiutano di sottoporsi al test
per scongiurare l’isolamento sociale che ne deriverebbe, inoltre in un contesto dove lo stupro è
già diffusissimo , molti credono che avere un rapporto sessuale con una vergine possa guarire l’aids, questo è il motivo per cui le violenze subite dai bambini sono aumentate
progressivamente con l’estendersi del contagio. Le infermiere fanno alle bambine iniezioni per non restare incinte... "Quando verrete stuprate" non "se" ma "quando"...
In esposizione a Firenze ,
prorogata fino a fine gennaio allo Spedale degli Innocenti.
January 08

L’anno scorso feci un auspicio con un tipo incontrato per caso che lanciava bigliettini sull’Arno , diventammo amici in un nanosecondo.
Le persone così mi fanno sperare, quelle che fanno gesti inutili e preziosi , in silenzio, senza dare nell’occhio, ma che sanno di dover agire e urlare quando è veramente il momento.
Poi tutto l’anno mi ha mostrato lo spettacolo di milioni di narcisismi con i quali so di non poter costruire granchè.
E intanto continuo a scattare , a raccogliere storie , ad incontrare gente con una forza e una energia che non mi aspettavo di avere , ma non le mostro ancora , non so perché non credo che sia il momento , anzi lo so , non si mostra quello che serve soltanto a noi , ogni immagine concessa e ogni storia rivelata va trattata come un regalo prezioso e come una responsabilità.
E’ capodanno, oggi niente di meraviglioso da raccontare , le cose accadono e non si aspettano , non ho nulla da chiedere a queste giornate , lascio scorrere il tempo dietro e davanti a me .
Intanto le luci delle fotocamere , dei telefonini e degli schermi in vetrina sono molto più forti degli addobbi natalizi, le persone scorrono e io scatto a bassezza d’uomo.
Torno sulle sponde di Ponte Vecchio , l’amico non c’è , lui tra qualche ora farà lo stesso gesto in un fiume molto più bello di questo , un suo messaggio mi strappa la promessa che nel 2008 troveremo in fiume più bello ancora per gettare i nostri biglietti insieme .
Nel mio non ci sono promesse , ma solo ricordi e una frase per mio padre che, dovunque sia, la raccoglierà ,e sono sicura che ne coglierà in pieno il senso. December 05
Esiste uno sguardo femminile
dietro l’obiettivo .Mary Ellen Mark ne è l’esempio . E’ quello sguardo animato da
una motivazione interiore che cerca l’empatia con le persone ritratte e non
soltanto la loro semplice
rappresentazione , anche quando hanno dei caratteri estremi , anche quando la
loro immagine è al tal punto eccessiva da poter scadere facilmente nella
fotografia di maniera e nel voyerismo . Mart Ellen Mark è una
fotografa straordinaria che pervicacemente ha attraversato l’America in lungo e in largo
fotografando le città di periferia e i suoi abitanti outsider , è entrata negli ospedali psichiatrici , ha percorso i
marciapiedi degli homeless , gli alberghi delle prostitute e dei travestiti , entrando
nelle case dei poveri, nella
quotidianità delle loro vite . C’è la compassione e la
ricerca di quella ricchezza che nessuna condizione può annullare . La “Famiglia
Damm” minata dalla droga che vive in macchina è una delle più belle immagini di
famiglia che mi sia capitato di vedere , nonostante tutto, nonostante una condizione estrema e il disagio che traspare, lo sguardo della Mark sospende ogni moralità e
si concentra sull’essenza dell’umano , il suo occhio non giudica . L’America ritratta in tutte le
sue contraddizioni e le stratificazioni è una inesauribile fabbrica di sensi e
controsensi , l’America dei poveri e quella dei ricchi e in ogni immagine la
fotografa ricerca il compromesso tra documentazione e astrazione; ogni persona diventa il sintomo di una
condizione umana sospesa tra la sofferenza e la lotta per l’affermazione della
propria dignità. Mary Ellen mark per tutta la
sua carriera ha rincorso l’immagine della fragilità del suo popolo e con questo
spirito ne ha spiegato tutte le sue manifestazioni da quelle più bizzarre e
folkloristiche ( il trash , le cliniche per obesi, le ricche signore e i loro
cani viziati , i villaggi vacanza per pensionati, le riunioni dell’associazioni
dei gemelli, i culturisti, i motociclisti evangelici ) fino a quelle
inquietanti ( il KKK, i gruppi nazisti , le manifestazioni in favore della
guerra in Vietnam ) , tutti indistintamente mostrano la stessa vulnerabilità .
Mary Ellen Mark www.maryellenmark.com
è in mostra a Lucca al www.luccadigitalphotofest.it
November 14 Prima ci sono i drammi , gli sgomenti, e le emozioni forti. Poi
arrivano i giornalisti e cominciano a narrare , a sceneggiare , i
mostri si trasformano in personaggi da fiction , l'educazione
anaffettiva di massa si svolge a puntate all'ora del tg, col giornale
del mattino, e all'apertura del web browser . Non si lasciano
sfuggire nulla gli uffici marketing e neanche le redazioni dei
sottopagati web-giornalisti , non mi stupisco affatto ne vedo alcuni
in servizio ogni giorno, altri li osservo all'università quando sono
ancora polli d'allevamento come me, qualcuno si guarda e si schifa dentro, per altri ..."mors tua vita mea" ...del resto quelle scarpette le indossano
pure loro. Guardare la gallery di questo articolo , e non fate finta di stupirvi: http://canali.libero.it/affaritaliani/rubriche/Lachicca/scarpeefugaleindossanogliassassini.html November 07
“Sono molto onesto, pacifico, dolce, ma qualche volta
completamente pazzo” così si definisce Raffaele Sollecito sul suo blog e sui
vari siti dove postava le foto e apriva account.
Avete presente quel programma supertrash di All-Music dove ragazzi e ragazze fanno dei
video-messaggi per incontrare altre ragazzi e ragazze? Sono tutte così le
presentazioni “Sono sincera, altruista , ma a volte un po’ lunatica” “Sono
dolce affettuoso, ma a volte vado fuori di testa” “Sono pazza sclerotica ma ho
un cuore d’oro!” mai nessuno che ammette di essere una nullità totale o noioso ,
anonimo , ci dev’essere alla fine quel guizzo per dimostrare di avere una
personalità , allora tirano fuori la pazzia “So’ pazza, so’ scemo
hihihihihihi!” fanno la figura dei fessi tutti quanti nessuno escluso , tutti
dentro quella televisione costruita da
gente che odia i giovani e li tratta di merda.
Le parole di Raffaele fanno impressione ora perché lui é ufficialmente accusato di aver
partecipato all’omicidio di Meredith Kercher , la suggestione prende il sopravvento e oggi
blog e giornali sono pieni di commenti e dietrologie su quel sito e sulle fotografie , in particolare quella di
lui ricoperto di carta igienica con l’ascia in mano, una foto soltanto ridicola secondo me .
Raffaele Sollecito non è niente di speciale è uno come
tanti, il suo Blog vuoto e piatto come quello che traspare della sua vita ,
inutile cercare qualcosa di eclatante nei protagonisti presunti dei tanti “delitti efferati” . Dalla normalità però escono fuori i drammi , dalla vita
piatta e mediocre di una città universitaria di provincia , da tante cose
sbagliate e trascurate , minimizzate, poi si finisce dentro le storie come quelle di
Meredith. Tra le tante poi arriva quella che ti turba più delle
altre perché ti passa accanto e ti fa riflettere. Perugia è la città dove sono residente, ormai ci sto poco , ma è una delle mie città , è sicuramente quella
che ho amato di meno, ci sto bene solo per pochi giorni poi mi stufa. I luoghi di questo delitto li conosco , impossibile ignorarli ,
Perugia è piccola e alla fine le persone e i posti sono sempre gli stessi. Patrick l’altro presunto omicida è conosciutissimo io stessa l’ho
visto in giro per i locali a suonare e a fare il P.R. per qualche festa etnica era pure uno che si spendeva per cause sociali , per l'Africa, l'incontro tra le culture. Perugia si sforza tanto per dare un’immagine di sé che però non corrisponde al
vero, la città vivibile, la città accogliente, in parte è così ma c'è qualcosa che sta cambiando , non bastano le iniziative culturali-eque-sostenibili-democratiche a cambiare e a migliorare una società , se la gente che ci vive comincia a percepire il non senso della propria esistenza. Il fumo c'è tutto, l'arrosto si fa fatica a percepirlo.
Patrik Lumamba è un personaggio tipico di quell'ambiente che gira attorno a Piazza Grimana e
all’Università per Stranieri, è pieno di gente così. E' sempre stato così ,
vengono a studiare le straniere per qualche mese e gli universitari,
i ragazzi – ma anche qualcuno più
attempato - frequentano gli stessi posti perché si sa... le americane , le tedesche
, le francesi , hanno mangiato “pane ed emancipazione” e quindi fuori di casa
si divertono a fare le zoccole, non come quelle di Perugia che se la tirano e
sono zoccole solo in privato. Ecco molti intendono emancipazione come “la danno via
facile!” , questo è il retaggio di una cultura vecchia e provinciale e maschilista. Poi c’è tutto un mondo che gira intorno, i proprietari di
case che affittano a prezzi altissimi , i locali offrono alle ragazze
straniere sconti e consumazioni perché se ci sono loro poi si
riempiono, c'è tutta un'economia che gira intorno a questo e la città ci guadagna in immagine. Gli amministratori locali sono molto orgogliosi della loro
università simbolo d’integrazione e modello da imitare, gli studenti stranieri
in realtà non si integrano moltissimo , gli anglosassoni stanno per conto loro
, lo stesso i tedeschi etc etc. i giapponesi sono quasi invisibili, passati i
mesi di studio tornano a casa, è un microcosmo che non dialoga molto con la città. Gli studenti stranieri sono di passaggio , non hanno un vero impatto, niente di paragonabile a quelli che ci vengono a lavorare e che abitano in periferia e nei paesetti intorno
Perugia (la cosidetta acropoli) il centro studentesco è una tipica città sedativa , parcheggio di studenti , i
futuri sottoccupati e sottopagati; ritmi lenti di giorno e festicciole di sera,
365 giorni l’anno di piccolissime notti bianche , piene di confort , alcool e spacciatori
, poi la mattina si ricompone e torna
perbene, e questo non è un retaggio ma qualcosa di contemporaneo. Ecco perché da un po' tendo ad evitare i luoghi degli studenti. L’intrattenimento è un sedativo che permette a quelli
come Raffaele di scantonare per qualche annetto in attesa del loro futuro precario,
nel frattempo ingannano la noia dando soddisfazione alla loro illusione di essere un po’ “pazzi” “speciali” e “trasgressivi”
, non si rendono conto di essere diventati solamente degli anaffettivi e un po’
alla volta non riuscire a capire più il valore della vita a cominciare da
quella degli altri. Tra i tanti che semplicemente si rincoglioniscono per non pensare al futuro , c'è qualcuno (chiunque sia stato) che supera il limite , ecco il senso di questa storia assurda .
Spesso mi sono chiesta se è giusto occuparsi di cronaca e
delitti per cercare di capire qualcosa in più di una cultura , di una città ,
credo di si , quello che è successo qua vicino a casa mia fa capire qual è la
tendenza . L’omicidio di Meredith è orribile , inaccettabile, l’ultimo
di una serie di violenze sulle donne , però stavolta niente leggi speciali,
niente riunioni di governo , solo perché il fatto non rientra in uno schema
prefissato (donna italiana – uomo straniero) qui le carte si sono mescolate e
quindi la storia la dimenticheranno presto. Non lo potrò dimenticare io che la strada dell'omicidio per forza di
cose l’attraverserò chissà quante altre volte e tutte con quel pensiero amaro
in testa e quella rabbia che provo ora. Non diventeranno mica tutti assassini gli studenti perugini
no di certo! però quello che è successo basterebbe a far capire , a far
riflettere su le cose che non vanno, perché di cose che non vanno ce ne sono
molte. Guardo e riguardo il sorriso di Meredith e non riesco ad accettare questa realtà.
|  | |  |
November 05
Il neoeletto presidente del
partito democratico Walter Veltroni ha costruito nel corso degli anni un
personalissimo “Pantheon” di miti da sfogliare. Il Pantheon veltroniano è una
sorta di cameretta adolescenziale con tanti poster appesi e album
di figurine da collezionare, figurine che se avanzano si scambiano, tanto una vale l’altra. Gandhi, Ernesto Guevara, kennedy , Mandela , Enrico Berlinguer
, Pier Paolo Pasolini e Sting , tutti
buoni e amici, tutti concordi , tutti in fondo alla ricerca della stessa fratellanza universale , tutti sedotti dall'intento buono della “bella politica”. Il novecento è tutto qui , è
una coperta di bellezza che smorza ogni contraddizione, è bello consolatorio e
cinestetico , fatto di buona fotografia e montaggi magistrali spalmati sulle
melodie di Piovani …un luogo accogliente e caldo che non rifiuta nessuno. Non c’è
mai stata la guerra fredda nella camera di Veltroni. Il Che
e JFK giocano insieme e vanno d’accordo, nella realtà si sarebbero
sparati , ma non conta più , e pure Pasolini se fosse vivo non avrebbe
espresso un giudizio benevolo nei confronti del PD e della sua mutazione
antropologica, non era neanche tanto mite come vorrebbero raccontarlo alcuni,
se gli saltava la mosca al naso allungava pure le mani . Uno dei miti veltroniani più
citati è Don Lorenzo Milani , il prete di San Donato, il prete dei poveri, che
difendeva gli umili, che lottava per eliminare la discriminazione di quelli che non |