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October 17 White boxes, hopefully..i will live throught this with a little bit of dignity ..e certe volte è difficile stare lì e non scoppiare a ridere. Nei testi di architettura contemporanea spesso si trova scritto che i White Cubes o le White Boxes, ovvero gli spazi dedicati all'esposizione di opere d'arte, sono pensati come luoghi minimali per offrire la migliore e più neutrale visione possibile delle opere concettuali. In realtà quello che nessuno dice apertamente è che questi luoghi sono concepiti per mettere a disagio i visitatori e cominciare una selezione degli stessi già dall'ingresso. Entrare in una galleria è un percorso ad ostacoli, ci si sente nudi, è una prova che non tutti sono capaci di sostenere. Capita spesso di osservare come davanti alla porta di alcune gallerie famose,ci siano passanti fermi ad osservare le vetrine rimanendo incerti se suonare il campanello o meno, se dovessero farlo si troverebbero davanti un dipendente della galleria dall'atteggiamento come minimo scostante, poco intenzionato ad offrire informazioni a chi , secondo la sua esperienza, non è un potenziale acquirente, ma semplicemente un appassionato d'arte che è venuto a vedere l'ultimo lavoro di un artista, una specie di paria, uno sfigato, da trattare in maniera tale da fargli pesare la sua condizione. Qui si esercita il collezionismo e il collezionismo è storicamente elitario. In genere le didascalie delle opere sono ridotte al minimo oppure mancano del tutto, mentre altre opere non sono per niente esposte ma si possono vedere soltanto in altri ambienti riservati, questi al contrario sono molto più arredati e accoglienti, l'etichetta del luogo impone al cliente di non chiedere subito il prezzo di un'opera, una tale richiesta lo qualificherebbe immediatamente come un acquirente di second'ordine uno a cui si può anche negare la vendita in quanto il gallerista tiene di più allo status della clientela che ai soldi, perchè i soldi dipendono dal rango degli acquirenti, la sua riuscita in questo business è una questione di pubbliche relazioni. La professionalità del dipendente permette con poche battute di misurare la reale competenza del visitatore, nonchè le sue reali intenzioni, è d'obbligo un linguaggio gergale da iniziati, generalmente le prime frasi servono a misurare il suo spessore, se si supera questo esame si è ammessi al livello successivo del genere "C'è quest'opera molto interessante ancora non esposta che le voglio far vedere" in caso contrario bisognerà subire la delusione di essere considerati non degni del luogo che si ha avuto la sfrontatezza di visitare. Un fallimento che peserà sulla propria autostima. New York è una città spietata in questo se ci sei, sei dentro, altrimenti vieni espulso senza tanti complimenti, nessuno ha tempo di compatirti. L'ultima persona in galleria a cui chiedere informazioni è la gallery girl , ovvero quella neolaureata in storia dell'arte che probabilmente è stata raccomandata dal papà in genere un uomo ricco, le peggiori e più scortesi sono quelle che hanno scelto un preciso corso di studi per reagire al clima di famiglia, magari imposto da un padre ricco avvocato, o imprenditore, o repubblicano. La sua attività consiste nel leggere "art newspaper" e fare la faccia annoiata sopratutto quando l'ennesimo gruppetto di studenti si presenta in galleria, in genere per lei schiacciare il bottone per farvi entrare è una fatica che fa malvolentieri per come vi considera. La GG ha comunque sviluppato la capacità di distinguere l'effettivo livello economico di quei gruppetti di signore di mezza età, spesso alticcie e dalla risata fastidiosa, che si divertono il pomeriggio a girare senza intenzione per gallerie e boutiques di lusso, soltanto osservando una cinta o la borsetta. E' addestrata nell'occasione a non dare mai informazioni utili, paradossalmente è più loquace l'uomo della security che passa la giornata col gomito appoggiato al banco della GG e per questo sa i cazzi un po' di tutti. Le white boxes inoltre sono concepite per offrire una seconda possibilità all'investitore, nel senso che la loro essenzialità consente di riciclarle per altri scopi , visto che la percentuale di riuscita di una galleria è minima, se non dovesse funzionare l'immobile può essere riciclato per altri scopi, ristorante o show room, dal momento che non si è speso molto per il primo allestimento. La categoria dei mercanti d'arte raramente è composta da laureati e tra questi pochissimi in storia dell'arte, sono tutti uomini d'affari che vengono dai settori più disparati, hanno un fiuto da bookmaker e un approccio esclusivamente economico alle "creazioni artistiche". Poi viene il giorno dell'asta. L'asta alla fine risulta una delle esperienze più divertenti e desolanti a cui si può assistere. All'esterno c'è una fila di limousine e di macchinoni assurdamente sovradimensionati, l'impressione è quella di un locale affollato di gansta-rappers che lasciano le macchine lungo il marciapiede pronti a fuggire al minimo imprevisto...chessò una retata o una sparatoria. Il pubblico è diviso in celebrità vere e proprie, personaggi "abbastanza famosi", compratori (non tutti dello stesso rango) e normali spettatori, questi ultimi i più divertiti confortati dal fatto che durante tutta la serata non scuciranno un dollaro e stanno lì per la mondanità e per vedere da vicino la faccia di chi è disposto a spendere cifre che variano da migliaia a milioni di bigliettoni verdi virtuali. Ci sono anche dei reali intenditori d'arte, professori universitari, giornalisti, critici e qualche giovane come me che lavora in campo editoriale. Ragazzi e ragazze dall'aria metropolitana e dall'aspetto melting pot dall'eleganza raffinata e minimal, del tipo... gente col padre americano e la madre pakistana o dai cognomi complessi (io stessa...a non saper nè leggere nè scrivere...col nome e doppio cognome mi presentavo abbastanza bene e ispiravo curiosità solo per quello senza meriti particolari). Nell'atrio si sprecano gli abbracci e i baci tra signore eleganti e i "Come stai...ti vedo in splendida forma...cara!" I galleristi sono delle autentiche star e sottolineano la loro fama con abbigliamenti appariscenti, al limite del cafone, hanno l'atteggiamento tipico di quei politici che anche in Italia baciano e stringono la mano a tutti e che non ammetteranno mai di non riconoscere qualcuno che va da lui a salutarlo. C'è anche chi si diverte a salutare tutti quelli che ha visto di sfuggita in qualche foto, non ricordandosi neanche il nome, ci sono pure delle gare a chi saluta con modi amichevoli il maggior numero di non conoscenti. Si procede con la presentazione, un convenevole che equivale a dire "Ok basta cazzeggio uno stop ai drink e ai saluti e cominciamo seriamente". I partecipanti all'asta non sono tutti uguali, i più snob sono quelli che non si rivelano subito e che non hanno bisogno di iscriversi e di prendere una volgare paletta da alzare con la mano, si fanno avanti ad asta già avviata, in quel caso un addetto deve correre da lui a registrarlo. Quando un personaggio del genere si rivela un fremito attraversa tutta la sala, perchè in genere è da personaggi così che vengono fuori i migliori record di vendita. La leggenda: era una calda sera del maggio 2007 quando il venditore di Sotheby's ,Tobias Meyer, che per una sua strategia commerciale offriva in garanzia cifre ben più alte del valore reale di un'opera ai collezionisti che si rivolgevano a lui , decise di pagare sull'unghia 47 milioni di dollari indipendentemente dall'esito dell'asta ,a David Rockefeller, per un Rothko, artista per il quale non si era mai superata la soglia dei 30 milioni, un'azzardo che avrebbe potuto stroncargli la carriera in caso di insuccesso. Nei giorni precedenti l'ambiente non aveva parlato d'altro. Insomma quella sera da Sotheby's Meyer si giocava tutto, l'atmosfera era quella di una finale olimpica, la concentrazione e la tensione totali, Meyer esordì con un "E adesso..." seguito da lunghi secondi di silenzio e di quasi panico durante la presentazione dell'opera che fece con appena un filo di voce , per cinque terribili...lunghissimi...minuti. Finì con una vendita leggendaria di 72 milioni di dollari, si dice che il compratore risultò essere un magnate russo che fece l'offerta al telefono tramite un suo emissario, mentre Rockefeller gongolava tranquillo con i suoi 47 milioni già intascati. Insomma pioveva sul bagnato. Teoria del Parametro Kawara. Molti credono per testare la salute del mercato non bisogna tenere sott'occhio la valutazione di una star come Damien Hirst o di uno storico come Warhol, in realtà bisogna controllare i concettuali come On Kawara. Kawara dal 1966 ogni giorno prende una tela e dipinge in maniera precisa e minuziosa la data di quel giorno facendo attenzione a che la data sia scritta mese/giorno/anno se si trova in America es Nov 15 1988, oppure giorno/mese/anno se sta lavorando in Europa es. 22 Gen 1999, ogni opera viene dipinta in un giorno altrimenti se non riuscirà a terminarla verrà distrutta, questo a garantire la sua integrità artistica e intellettuale. Alcuni critici vedono nella serialità dell'arte di Kawara una "Affermazione dell'esistenza, una testimonianza di vita" una testimonianza che se la vuoi appesa al salotto di casa devi essere disposta a spendere almeno 100 mila dollari con punte che toccano i 250 mila. In realtà si tratta di una dichiarazione di ottimismo, finchè vengono venduti i suoi quadri a queste cifre, c'è speranza per tutti. Le leggi che regolano questo mercato obbediscono a dei principi difficilmente comprensibili, spesso alcune quotazioni servono a creare la fama di un compratore come di un artista o di una casa d'aste, un clamore che tiene su il mercato tutto. Speculazione pura.Come l'economia in fondo...e pure certi rapporti di coppia... Quando finisce un'asta di contemporanei con qualche buon risultato, nessun botto clamoroso e parecchi invenduti le facce più divertite sono quelle dei semplici spettatori (i salutatori dell'ingresso) che ancora una volta si sono goduti lo spettacolo, hanno visto vendute a cifre comunque considerevoli opere che... praticamente tutti non vorrebbero vedere a casa loro neanche se regalate. Prontuario dell'aspirante collezionista Ricordarsi che: Contemporaneo vuol dire in realtà Temporaneo. Opera provocatoria è un'espressione che cela il significato di "Non fare domande, non cercare neanche di capirla!", chiedere il prezzo è la peggiore cafonaggine che si possa commettere, l'espressione "Di livello museale" può essere un gentile modo del gallerista di dirti "Tanto non te lo puoi permettere", se in galleria cercano per troppo tempo di magnificarvi la qualità dell'opera che state osservando vuol dire che nessuno ha ancora avuto il coraggio di portarsi a casa quella schifezza, se qualcuno vi fa notare ad esempio che "Charles Saatchi ha detto che è bella !!!" potete rispondere tranquillamente "Si ma non l'ha comprata!!" TrackbacksThe trackback URL for this entry is: http://conchitasblog.spaces.live.com/blog/cns!2DDC125F08878623!2318.trak Weblogs that reference this entry
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