April 28
L’immondizia li salverà
Piccolo saggio sarcastico e assolutamente velleitario
sulla definizione dello specifico artistico
Non ci può essere reazione più stupida, si dice , dell’ esclamare davanti
ad un’opera concettuale “Questo lo potevo fare anch’io!” così come non basta
avere davanti a sé Dora Maar per dipingere un Picasso o Lisa Gherardini che posa per noi per fare la Gioconda.
Non ci si può illudere di
cacare in un barattolo per eguagliare Piero Manzoni in “Merda d’artista” o
rovesciare un orinatoio per mettersi al livello di Duchamp.
Pacificate l’anima artisti mancati,
anche perché queste idee loro le hanno
partorite quando voi non ci pensavate affatto!
L’arte che conta esige un certo livello di elevazione sia per
essere prodotta che per essere compresa.
L’arte richiede , conoscenza,
tecnica, abnegazione e talento.
Territorial pissing: l’opera d’arte è la cartina di tornasole che evidenzia le differenze
antropologiche tra gli umani contemporanei , differenze culturali, sociali, di
sensibilità.
Il T.P. è l’attegiamento che
consente di dimostrare che “Non tutti hanno gli strumenti per…” anche se
ultimamente frequentando luoghi eletti come l’Artefiera di Bologna, Roma e Milano , ho capito che per fare chiarezza e quantificare le differenze, il sistema dell’arte si affida ad un metodo a
prova di fraintendimenti, il censo e la
disponibilità a spendere.
Solo l’esclusività permette a Sotheby’s di quotare una libreria
di Godley e Schwan 101.000 € , uno stipo di Garouste e Bonetti 54.000 € e per mantenersi sul modernariato
una Lampada di Gaetano pesce 127.000 € , mentre un armadietto di medicinali di
Damien Hirst è arrivato a 14 milioni
Per cui il “non tutti hanno
gli strumenti per” andrebbe ricollocato nel “Solo alcuni hanno tanti soldi da ...”
La sensazione di contatto con
una speciale categoria antropologica cioè coloro che sono rassicurati nel loro
essere all’interno dei confini del T.P. si è trasformata nella sgradevole percezione
dell’esibizione della propria esclusività sociale.
Come ogni banchetto di corte che
si rispetti ogni Fiera dell’Arte ospita una percentuale di pubblico che è in
grado di apprezzare la “concettosità” delle opere esposte , ma è comunque
escluso dalla prospettiva del loro possesso (ad esempio studenti, insegnanti
della scuola pubblica…)
In parole povere chi possiede
il codice intepretativo ma non la disponibilità economica è comunque escluso
dagli angusti spazi del T.P.
Per dimostrare l’importanza
del codice interpretativo occorre affidarsi
ad un metodo d’analisi scientifico la “Prova cassonetto” per la quale ci
vengono in soccorso alcuni fatti di cronaca più o meno recente.
Il metodo della prova cassonetto: ponete un’opera concettuale priva di cornice e piedistallo, e del consueto circondario di esperti e
addetti ai lavori , accanto ad un
cassonetto, poi osservate il passaggio di un operatore ecologico intento al suo
lavoro di pulitura dell’ambiente in cui si trova .
Episodio 1: la
“Porta bivalente” di Marcel Duchamp , una porta normale
riconvertita in ready made , giaceva in una stanza in attesa di essere esposta
alla biennale di Venezia del 1978 , quando un imbianchino passò e decise di
dargli una mano di vernice fresca , non dopo un po’ di stucco e una passata di cartavetrata.
Il gesto invece di accrescere
il valore dell’opera costò alla biennale
ben 133 milioni di allora.
Episodio 2 ;
nel 1980 un’opera del padre dell’arte concettuale tedesca Joseph Beuys (una
toilette usata e sporca) fu pulita da un addetto che la riteneva non decorosa .
Episodio 3:
L’intera mostra di Leo Smith alla
Hammersmith Town hall è stata completamente buttata nella spazzatura da alcuni addetti
(guastatori di una impresa di traslochi che per un disguido arrivarono
con tre giorni d’anticipo) credendo si trattasse di spazzatura .
Episodio 4: il 30 giugno 2004 alla Tate Britain un’opera di Gustav Metzger è
stata buttata da una addetta alle
pulizie.
I responsabili della galleria poi si sono
gettati all’inseguimento del sacchetto ritrovandolo in una discarica (l’opera
contestava la concezione del bello comunemente inteso presentandosi come un
sacchetto d’immondizia) ormai priva del suo contenuto e dunque svuotata del suo
valore compositivo ed artistico-in quel caso nessun restauratore avrebbe mai
potuto restituire l’opera al suo aspetto originario- la creazione di
Metzger è stata considerata
irrimediabilmente perduta.
Pecunia non olet
Il metodo scientifico della
prova cassonetto dimostra come l’impreparazione culturale di massa renda
impossibile ai soggetti appartenenti alle classi sociali escluse dai confini
T.P. di comprendere ed apprezzare il linguaggio alto dell’arte concettuale.
In parole povere la
lavoratrice sottopagata della Tate Britain non può riconoscere l’imprimatur
autoriale del sacchetto di plastica di Metzger e neanche sentirsi in sintonia con l’elevato
tasso di criticità sociale e di contestazione simbolica di cui è portatore di significato ogni suo particolare
.
Così come il comune
osservatore “plebeo” alla visione della “Merda d’Artista” di Manzoni (vera o
presunta che sia) non può che reagire in maniera volgare e scontata.
Il divario culturale tra
artista concettuale e pubblico di bassa condizione costituisce un muro
invalicabile che rende impossibile ogni tentativo di condivisione di un
qualsivoglia codice interpretativo.
L’unico codice che soggetti sociali distinti (Artista Vs
Osservatore escluso dal T.P. Oppure Collezionista Vs Operatore Ecologico)
possono condividere è quello del denaro.
Infatti l’uomo comune dalla
sua prospettiva dal basso si pone delle domande “concettuali” basate su principi economici.
1) Perché l’ingresso all’Arte
Fiera costa 18 euro mentre per entrare in discarica non si paga il biglietto?
2) Perché il cittadino deve
pagare una tassa comunale per i rifiuti mentre l’artista viene retribuito se
lascia i suoi in uno spazio espositivo?
Anche l’unico codice condiviso
però esclude il soggetto “plebeo” dall’ingresso nel T.P.
Possiamo affermare dunque
che, la vera epifania dell’arte , l’atto
che sancisce ufficialmente l’artisticità di un qualsiasi manufatto è il suo
pagamento , il momento sacro in cui qualcuno è disposto a spendere una somma
più o meno elevata per il suo possesso , al di fuori di questo non vi è arte e
neanche il suo godimento.A tutti coloro che stanno al margine del banchetto non rimane che
annusare l’odore delle cucine ed attendere che qualche signore benevolo lanci un avanzo d’osso, come la tradizione medievale ricorda